… ECCO PERCHÉ VINCERÀ IL “SÌ”
Formalizzazione di una dittatura

Chi nella vita si è concesso il piacere di leggere anche un po’ di Storia, non dico proprio a livello di un esimio professore, e neanche di farsi trascinare da un morboso desiderio di andare a frugare nelle sue più deliranti intime pieghe, ma uno studio “normale” ricco di dubbi, di domande e di risposte, avrà certo scoperto che durante le trascorse epoche storiche c’è stato un consueto alternarsi di caos e ordine. L’ordine qualche volta si è concretizzato, per esempio, passando dal feudalesimo agli stati nazionali, o quando si è stabilita una relativa “quiete” fra le più diverse etnie e popoli, potrei citare l’Impero di Francesco Giuseppe I d’Austria, o quello di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo Imperatore Romano. Ora, queste costruzioni non sono state esenti da contrasti e inquietudini, tutt’altro, si può affermare che intrighi, complotti, menzogne, violenze, tradimenti e infamie varie sono stati all’ordine del giorno, un qualcosa di insito nell’uomo e nel divenire. Volendo, per forza di cose, necessariamente restringere l’analisi a un periodo specifico, potremmo iniziare la “storiella” da un evento rilevante: il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore l’1 novembre 1993) che siglava la nascita della UE (Unione Europea).
Considero inutile ricordare, poiché patrimonio di tutti, che la famosa “Caduta del muro di Berlino” è avvenuta il 9 novembre 1989. Tangentopoli inizia il 17 febbraio 1992, Antonio Di Pietro ottiene un “ordine di cattura” per l’ingegner Mario Chiesa, dieci giorni dopo la nascita della UE.
Curiosi sincronismi.
Proseguendo spediti nell’interpretazione dei fatti, il nostro attuale sistema elettorale, la legge n.270 del 21 dicembre 2005, comunemente nota come legge Calderoli o Porcellum, è stata uno degli inevitabili obblighi che la Repubblica ha dovuto adempiere per essere in sintonia con la nuova costruzione. La legge, però, il 4 dicembre 2013 viene dichiarata incostituzionale, quindi Camera e Senato, deputati e senatori, sono da considerare abusivi, così ha dichiarato la Corte Costituzionale, dove spiccava la figura di quello che poi sarebbe stato eletto Presidente delle Repubblica, da un parlamento da lui stesso dichiarato incostituzionale. Dunque, dal 21 dicembre 2005, siamo formalmente un Paese che agisce fuori dalla sua Costituzione, e senza Costituzione è avvenuta la rielezione di un Presidente del consiglio nella XVI legislatura (2008 – 2011). Questo Presidente si è dimesso il 12 novembre 2011, a seguito di un autentico “colpo di Stato bianco” cui non sono state estranee “potenze straniere” che hanno ricattato agitando lo spettro della “vendita obbligazionaria”, il “debito sovrano” dello Stato. Senza ricorrere a nuove elezioni, a lui è succeduto un personaggio da molti ritenuto “uno dei peggiori speculatori finanziari mondiali” che ha operato un autentico massacro a quello “stato sociale” che evidentemente il precedente Presidente non era disponibile a farne scempio, e parallelamente ha approvato un fiume di tributi scellerati, dei veri “crimini contro l’umanità”.
Il resto è storia “recente”.
Questo tipo di prassi “mafiosa”, dunque, è stata necessaria proprio per adeguare le istituzioni alla costruzione imperiale Europea. La modifica di particolari ostacoli sono la diretta conferma che l’appartenenza e la ratifica di un trattato, impone poi che le singole individualità nazionali si conformino a un disegno globale unitario. Ovvio che la prassi non si può certo definire indolore, tuttavia la scelta è fra restare nell’Impero oppure riprendere a percorrere la strada da Stato sovrano. Poiché questo non è considerano possibile, bisogna per forza di cose, volenti o nolenti, con le buone o con le cattive, conformarsi ed eseguire. La condizione di “Paese democratico”, allo stato attuale la più efficiente forma di controllo sociale, comporta sancite noie: il ricorso al voto, le elezioni e i referendum. Anche le singole “costituzioni nazionali” diventano d’impiccio e si devono modificare, forzatamente, se necessario. Queste contraddizioni generano delle singolari conseguenze. L’attuale Presidente del consiglio viene eletto Segretario del suo Partito l’8 dicembre 2013, poi Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica il 22 febbraio 2014. Costatato da molti che “politicamente”, non “costituzionalmente”, la sua posizione è arbitraria, si è avvertita la necessaria di una “legittimazione”, che si presenta puntuale il 25 maggio 2014, alle elezioni Europee, dove la percentuale di voti necessariamente richiesta dallo stesso Presidente in più occasioni, viene con puntualità raggiunta: 40% voluto, 40.81% ottenuto.
La sensazione che fosse tutto un grandioso imbroglio si è trasformata poco dopo in una consistente certezza  nell’ascoltare il risultato del referendum sull’indipendenza della Scozia, 18 settembre 2014. Constare che gli Scozzesi avessero scelto per il 55,3% di restare uniti alla Gran Bretagna è stato per molti un classico fulmine a ciel sereno. Erroneamente c’era la convinzione che “l’indipendenza” di questo Popolo fosse non proprio la massima aspirazione della sua totalità, ma di una massiccia maggioranza sì. Sospettabile che ci fossero stati anche qui dei ritocchini alle percentuali .   
Altra stravaganza avviene in Grecia; le elezioni politiche del gennaio 2015, promuovono un Leader della “sinistra” contrario a qualsiasi trattativa con la UE sul debito nazionale. Lo stesso incorruttibile Leader indice un referendum, 5 luglio 2015, proponendo l’approvazione di un piano proposto dai creditori internazionali (per parte della 
Commissione europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale con cui invece aveva dialogato), in cambio di un nuovo programma di supporto finanziario.. Il piano viene bocciato dagli elettori con il 61% . Nonostante ciò, un piano peggiore del precedente è approvato dal Parlamento e dal Governo, guidato dallo stesso Leader, che è rieletto nelle elezioni politiche del settembre 2015.
La nazione europea considerata da molti la più “corretta e civile” del continente, procede il 24 aprile 2016 alle elezioni Presidenziali. Il Presidente della Repubblica non è eletto al primo turno, e il secondo turno, del 22 maggio 2016, è annullato l’1 luglio 2016 dalla Corte Costituzionale Austriaca, per gravi irregolarità.
L’esperienza dell’elezione del nuovo sindaco nella nostra Capitale, invece, presenta elementi addirittura grotteschi e risibili se non fosse per le tristissime conseguenze che si avranno sulla vita di molti. Un autentico “complotto” malvagio si è concretato con l’elezione della nuova “sindaca”. Ovvio che sul suo nome siano confluiti voti che nelle intenzioni hanno un preciso scopo. La Capitale è una città di per sé in assoluto ingovernabile, dove criminalità imprenditoriale senza scrupoli dedita al taglieggiamento, al ricatto e all’intimidazione preme per mantenere uno stato di cose che favoriscono stabiliti e lucrosi appalti. A questo si aggiunge la delinquenza di particolari categorie, anche lavorative corporative, che intrappolano in una condizione di minaccia ed estorsione continua. Il disegno è per la sua limpida definizione addirittura di una chiarezza imbarazzante. Strano che la “sindaca”, e la sua gente, non si sia resa conto della trappola. La città ingovernabile sarà resa con la “prepotenza” ancora più caotica, così che alle prossime elezioni politiche stabilite nel 2018, si dimostrerà con i fatti alla mano l’assoluta incapacità di governare della nuova giunta.  
In Inghilterra, paese aderente all’Unione con diverse autonomie e privilegi, indice un referendum per mettere ai voti l’uscita dalla UE. Sono d’accordo il 52% dei votanti, ma la questione rimane a oggi assai controversa e fumosa, troppo estesa l’incredulità, si sospettano intrighi, ci sono ridicole richieste di ripetizione, indice di una furiosa guerra fra capitale/finanza contro capitale/finanza, di diverso parere e interesse, tanto arroganti da mettere in discussione nientemeno che il “voto popolare”, una volontà sovrana che si deve sottomettere a un “voto parlamentare”.
Altro elemento è il previsto e puntuale ricatto finanziario delle banche Europee. Assisteremo negli ultimi giorni prima delle elezioni a un bell’orchestrato piano di minaccia che getterà nell’angoscia tante povere creature.
Lo stesso efficacissimo spettro che ha portato alle dimissioni dell’12 novembre 2011, la“vendita obbligazionaria”, l’innalzamento degli interessi da pagare sul debito qualora non si rispettassero gli ordini dati.
Ultimo motivo di riflessione sono i “numeri”. Prendendo per riferimento le ultime elezioni europee, gli aventi diritto al voto erano 49.256.169; hanno votato 28.908.004, il 58.68 %. Di questi voti il Partito Democratico ne ha ottenuti 11.203.231, ossia il 40.8%. Ora prendiamo come ipotesi credibile che il 4 dicembre 2016 voti il 60% degli aventi diritto, sarebbero 29.553.701. Per vincere occorre la metà + 1 =14.776.851. Ora, sapendo che l’opposizione interna al PD vale nella migliore delle ipotesi circa il 20% , quindi 2.955.370, che sottratti agli 11.203.231 danno come potenziali votanti per il “Sì” circa 8.247.861, però considerato che oggi il PD è valutato intorno al 32% e non al 40.8%, ossia 9.570.561, più l’UDC che sono 1.202.350, risultano 10.772.911, differenza 4.003.940: dove prenderanno questi quattro milioni in più di voti i modificatori della Costituzione?
Questi fatti ricostruiti con molta concisione, ma da tutti verificabili, sono sintomo di una prepotente contraddizione, un’incoerenza fra cosa si deve con urgenza fare e le limitazioni previste dal vecchio ordinamento. Ossia, queste vicende sono sintomo che al di là di una fastidiosa “volontà popolare” alcune cose, talune “riforme”, devono essere prontamente eseguite, gli ordinamenti nazionali vanno adeguati alle moderne esigenze. Una costruzione Imperiale non si può permettere di avere nel suo interno una costellazione di variazioni e di autonomie che indeboliscono o addirittura annullano delle scelte che prese a livello di vertice devono essere prontamente recepite dalle periferie. Quando una regola viene approvata dal vertice, questa deve essere ratificata senza varianti, così com’è, in tempi stabiliti dalle realtà nazionali, e se le realtà nazionali hanno tempistiche e reazioni diverse, più lente, queste devono essere modificate e disciplinate. Da qui nasce la necessità di avere parlamenti nazionali e Presidenti del Consiglio dei Ministri, del tutto in grado di eseguire gli ordini dati e remissivi al punto tale da perdere qualsiasi velleità d’autonomia e dignità.
La modifica, dunque, che ci apprestiamo a “votare”, rientra in questo disegno assai chiaro. Non è una riforma che può o non può essere approvata. L’appartenenza all’Unione impone che questa sia approvata, con l’inganno, qualora fosse necessario. Le esperienze nazionali e internazionali che suggeriscono brogli, truffe e falsificazioni, sono l’indizio di come andranno le cose. Non a caso le vittorie e le sconfitte nei Paesi così detti “democratici” avvengono sempre con percentuali minime 2%, 3%, 4%, perché queste piccole percentuali sono facilmente gestibili, senza creare disagi e gravi ripercussioni sul quadro del verosimile. Qualcuno certo si domanderà del perché questa prassi malavitosa non viene denunciata da nessuno. Il motivo è semplice, tutti sono partecipi della “truffa”, tutti accettano questo inganno, in quanto nessuno si sente in condizioni di far “saltare il tappo” del sistema e di controllarne poi con efficacia le conseguenze. Il farlo porterebbe a crisi istituzionali terribili, uno svelamento che avrebbe effetti a “domino” su buona parte dell’occidente. Considerato che il tributo da pagare, anche in vite umane, probabilmente, sarebbero troppo grosso, nessuno si azzarda e tutto resta com’è.
In conclusione, si sta solo ufficializzando una dittatura capitalista, tutto qui… ecco perché vincerà il “Sì”.

 19 novembre 2016