L’ORGIA 

I borghesi son tutti dei porci
più sono grassi più sono lerci
più son lerci e più ci hanno i milioni
i borghesi son tutti…

Dall’album “I borghesi” di Giorgio Gaber – 1971

Si avvicinava in direzione contraria lungo il marciapiede che percorrevo nella massima tranquillità. Ricordo bene a cosa pensavo nel momento in cui l’ho intravisto: pensavo alla condizione del mondo! Pensiero impegnativo, importante, anche se un po’ presuntuoso, lo riconosco. Questo accadeva qualche giorno fa, in un tipico pomeriggio d’inverno; temperatura mite, cielo sereno, tanta gente che passeggiava lungo le strade del centro per scrutare bramosa vetrine piene di costose inutilità. L’elemento che maggiormente mi dava piacere, del pensiero, era l'essenziale chiarezza, una rara, preziosa condizione di privilegio intellettuale, ahimè, molto facile a svanire, aggredita com’è senza sosta da dubbi molesti. Questo delizioso stato d’animo, ti fa apparire la policroma realtà del mondo, e non solo la piccola realtà quotidiana, come un qualcosa tanto facile da capire. In sostanza, da qualsiasi parte girassi lo sguardo interiore, riuscivo a distinguere soltanto circostanze chiare, come se sfogliassi un vecchio album di foto colmo d’immagini di vita conosciuta, passata, vissuta. Nel Medio Oriente, da una parte Loro, Semiti, autonominatasi razza eletta depositaria della verità; dall’altra gli Altri, Semiti, che da meno tempo si sentono però lo stesso depositari della verità, si contendono ancora un po’ di sabbia che ritengono sacra e di loro proprietà, perché un Dio da loro stessi inventato li ha investiti del vero, un vero scritto su un libro che afferma che il sole gira intorno alla terra e che la luce è stata creata il primo giorno della creazione, mentre il sole il quarto giorno. Ha sud, in Africa, si ammazzano a colpi di machete, grandi massacri, tanto sangue, tanto odio, ma all’Occidente, al mondo, hai giornali, alla televisione, queste guerre interessano poco, perché chi le combatte è povero, non ha finanze investite in Borsa e dunque, privi d’oro, non contano niente, annoiano, non fanno notizia, non sono degni né di solidarietà, né di disprezzo. Ad est, l’Oriente, tante poliedriche parodie, si protendono anelanti verso il libero mercato, verso il profitto, la ricchezza individuale, il progresso e il mercato, invece di stimarsi alternativi ad un modo di intendere l’economia, i rapporti sociali e umani. In Europa, invece, i Latini si credono sempre tanto furbi, orgogliosi della loro sconfinata ignoranza e fieri del loro becero individualismo, continuano a campare imperturbabili nel massimo disordine possibili, fra morti ammazzati sui posti di lavoro, licenziamenti, ingiustizie, immoralità, parassitismo, falciati sulle strisce pedonali e negli incroci da drogati, ubriaconi recidivi, ridicoli Capi di Stato sempre ottimisti e sorridenti, deputati inetti e pluricondannati. Accanto a loro, costretti, convivono i Germani, introspettivi, analitici, ordinati, educati, testardi nel costruire, nel ricostruire, nel ritenere l’ordine e la convivenza civile, una virtù oltre che un obbligo sociale. Ad Ovest, in America, accanto hai soliti Latino Americani, sempre in crisi d’identità, ecco Loro, la razza padrona, l’impero, gli Stati Uniti, petrolieri, finanzieri, industrie belliche, industrie dello spettacolo, grassi polli d’allevamento, magri morti di fame, paranoici sempre impegnati a sfruttare, corrompere, seminare discordia e morte, eliminare ogni altro eventuale modello di grandezza.
 Il tale che si avvicinava lungo il marciapiede in direzione contraria, era un conoscente che non avrei affatto gradito incontrare. Disgrazia ha voluto che lui non fosse dello stesso parere. Quando mi ha sorriso ho capito di non avere più scampo. Seccante la circostanza, non solo per la poco piacevole compagnia ma anche perché il mio volo sul mondo era giunto in una fastidiosa zona d’ombra su cui avrei voluto volentieri riflettere. Mi era sembrato tutto così chiaro… invece, non riuscivo ad afferrare il sentimento: quale sentimento o emozione alberga nel cuore di certa gente? Che cosa percepiscono i loro occhi! E le loro orecchie sentono quello che sentiamo noi? Oppure no, c’è qualcosa di sconosciuto, d’arcano? Gli occhi, le mani, il cuore sono come i nostri? Sono Uomini anche loro o siamo di fronte ad inquietanti e misteriose forme di vita. Cercavo di capire cosa c’è all’origine della famosa crisi finanziaria, la crisi che tanto appassiona, che tutti temono, lo spettro orrendo della recessione, le fabbriche che chiudono, i lavoratori senza lavoro: storie che riempiono pagine di giornali, muovono mandrie d’esperti e affollano i dibattiti televisivi. Riuscivo a cogliere degli aspetti troppo vecchi e stanchi, accanto ad appena intuibili nuove tecniche di rapina; riuscivo a percepire le risate degli artifici e i lamenti dei poveri malcapitati truffati… ma nulla di più!
“Ciao!” Mi ha detto il conoscente che non avrei voluto incontrare “Fai finta di non vedermi forse?”
“Ma figurati! Ero solo distratto, pensavo a… insomma, ero distratto… come va?”
“Bene!” Mi dice gongolante, e prosegue come se non desiderasse fare altro “Torno adesso da una vacanza, una bella vacanza!” mette in risalto ammiccando con gli occhi furbetti.
Il conoscente ha cinquant’anni portati bene, non troppo alto, pelle abbronzata, pochi dignitosi capelli grigi sulla testa, occhiali, espressione da furetto, sempre profumato e curato nell’abbigliamento, un bell’uomo insomma. Ha una famiglia, moglie e due figli, situazione affettiva tranquilla in apparenza, classica, da comune impiegato statale, soprattutto ora, sempre astioso nei confronti del datore di lavoro.
“Sei stato in vacanza? E dove… dove…” Domando affatto curioso, nella speranza di liberarmene presto e continuare così a pensare hai possibili sentimenti del Potere.
“Beh, lo sai…” Replica, mentre si guarda attorno con fare sospetto “a me piace fare certi viaggetti, da solo… non da solo, senza la famiglia voglio dire… con degli amici a cui piacciono certe cosette!”
“Viaggetti? Cosette? Cosa intendi dire?” Domando ingenuo.
Lui precisa, e inizia a tratteggiare gli aspetti della vita a cui si dedica con passione, dopo aver accumulato una discreta sommetta, raggranellata qua e là, col privilegio della posizione d’impiegato statale fornito di regolare stipendio e altre più lucrose ruberie.
“Proprio un gran farabutto il nuovo Ministro!…” prosegue poi spostandosi su un altro terreno “Pensa, ci vorrebbe tenere in ufficio durante le ore di lavoro… oh, ma noi non siamo stupidi, e sì, gliela facciamo pagare… certo, restiamo in ufficio, ma non facciamo nulla, meno di quello che facevamo, che era già poco; giochiamo a carte, navighiamo su internet, sfogliamo riviste e chiacchieriamo… così impara!” Si vanta, convinto di trovarsi alla presenza di una persona che sa ben valutare certe scaltrezze.
“Capisco… eh, hai ragione, che tipo quello!” Sorvolo.
Questo signore, in pratica, accumulato denaro con tanta perseveranza, se ne va in viaggio a dissiparlo con gli amici in qualche amena località turistica.
“Quest’anno è stato veramente grandioso! Siamo stati fortunati, grandi entrate extra, ci siamo presi la briga di organizzare una vera e propria orgia.”
“Un’orgia?…” domando perplesso “Come sarebbe a dire! Un’orgia vera? Quella con tante donnine nude e tanti…”
“Certo!” Mi interrompe eccitato “Una vera orgia di piaceri, mangiare, bere, giocare, donne, ammucchiate, sfrenatezze… insomma, tutto quello che un uomo può desiderare dalla vita.”
“Perché, sono queste le cose che un uomo desidera dalla vita?”
“Ma certo, cos’altro c’è!” Mi ha risposto scrutandomi perplesso, come se non riuscisse a capire se la domanda fosse frutto d’ironia o d’autentica ignoranza.
Ha proseguito poi relazionandomi in modo mirabile sul viaggio. Moglie e figli a casa; loro, gli amici, che partono con l’aereo di linea per la famosa località turistica; l’albergo lussuoso e i pranzi e le cene, e i locali notturni, e le prostitute, e i prostituti, e la droga, e l’alcool… l’orgia. Un’orgia dove hanno consumato tutto, consumato di tutto, avrebbe voluto consumare di più, se solo lo avessero avuto.
“Ci siamo davvero divertiti, che cosa sarebbe la vita se ogni tanto non realizzassimo questi sogni… si vive una volta sola, non sei d’accordo?” Domanda ostentandosi filosofo.
“Sì!” Ho risposto fulmineo, per non dare l’idea che avessi dei dubbi in proposito.
“Bene! Ora dobbiamo racimolare altro denaro, sai, un po’ qui, un po’ là, lo stipendio che ci dà lo Stato è davvero una miseria… maledizione a Lui!… e bisogna arrangiarci in qualche modo. Se ti interessa, la prossima volta puoi venire anche tu… ti telefono?”
“Certo, volentieri, telefonami, ci conto… ciao, ci vediamo allora!”
Mi ha salutato dandomi la mano, con un sorriso sulle labbra. Presto è scomparso fra la folla. Sono rimasto fermo lì per un istante, come intontito, poi, piano piano, passo dopo passo, ho ripreso la via di casa, fra la solita folla delirante. Camminavo senza rendermi conto dell’importanza dell’incontro, hai fini della famosa comprensione dei sentimenti degli altri. Sebbene provassi un forte disgusto, continuavo a pensare all’orgia raccontata con ricchezza di particolari dal conoscente. Solo dopo un po’ ho capito che avrei dovuto semplicemente espandere l’esperienze del povero impiegato statale, conoscente che non avrei voluto incontrare, per riuscire a chiarire l’ostinata zona d’ombra.
Gente come lui, più importante di lui e più in alto di lui, ma non diversa da lui, opera in questo modo: accumula ricchezze, rubando e frodando il prossimo, chi capita, democraticamente, senza fare troppe distinzioni, per sperperarla poi in godimenti, balordaggini, vizi, ville, barche, suv, prostitute, prostituti, droga, alcool, pranzi, cene e feste costosissime. Dissipati i soldi, si inventano nuove truffe e il ciclo economico riprende. Non c’è nulla di complicato e misterioso nei moti del denaro e della ricchezza, sbaglia chi afferma che sono leggi, non è vero, sono soltanto mezzi. Sbaglia anche chi afferma che il fine è il Potere, perché il Potere rientra nella sfera della spiritualità, come i sentimenti, sconosciuti però al Capitalista, al Finanziere, che deve sempre e soltanto trovare il modo di procurarsi a spese altrui il capitale, le finanze necessarie ai suoi vizi, alle sue corruzioni, alle sue tare. Ben vengano dunque le truffe finanziarie, l’osmosi della compravendita di case, l’aumento del prezzo petrolio, la finanza creativa, la new-economy, il neo-liberismo che si trasforma in un batter d’occhio, all’occorrenza, in finanza da salvare a spese dello Stato. Ben vengano i nuovi Presidenti venuti dal popolo che terranno a bada il popolo inferocito, (El principato è causato o dal popolo o da’ grandi, secondo che l’una o l’altra di queste parti ne ha la occasione. Perché, vedendo e’ grandi non potere resistere al populo, cominciano a voltare la reputazione ad uno di loro, e fannolo principe per potere, sotto la sua ombra, sfogare il loro appetito. – “Il Principe” capitolo IX “Del principato civile” di Niccolò Machiavelli) i Premier sorridenti e opportunisti, i Nobel dell’economia a economisti Keynesiani. Ben vengano ora le rivoluzioni Keynesiane che salvarono ieri il capitalismo dal collasso, dal crollo e dal Comunismo, quel Comunismo gettato troppo in fretta alle ortiche da menti prezzolate, apostati e traditori, rivoluzioni Keynesiane che rimpingueranno oggi le sacche vuote dei ladri. Ben vengano i Gattopardisti, il cambiare tutto per non cambiare nulla, le facce nuove del capitalismo e il suo volto buono, quello che non si è compromesso, che crede nell’accumulazione del denaro a fini sociali. Ben vengano le chiacchiere, i libri, i massmedia, i servi idioti tesi nel pianificare la totale, crescente, necessaria narcosi.
D’improvviso l’album di fotografie era completo, la zona d’ombra chiarita, grazie al conoscente-vittima che non avrei voluto incontrare, ma che ora riconosco prezioso. I sentimenti che andavo cercando, in realtà non ci sono, non ce ne sono mai stati e non ci saranno mai. Questa gente sporca, corrotta e senza cuore è soltanto mostruosità genetica, deformità genetica, neanche una malattia curabile, no, ma una vera e propria mutazione, in linea con le leggi di Darwin. Sono esseri superiori, forniti di uno smisurato egoismo, di una prodigiosa capacità di gestire a proprio esclusivo vantaggio situazioni diverse; capaci di rendere loro complici sconfinate maggioranze, convincerle che questo è l’unico modo di vivere possibile. Lo sfruttamento capitalistico, la finanza non possiede facce buone o facce cattive, non possiede emozioni simili a quelle di minoranze di Uomini emarginati e soli, scartati dall’evoluzionismo, non ha sentimenti, sensibilità, non ha codici morali di comportamento, non ha nulla di tutto ciò… queste formazioni anatomiche non conoscono Amore, non hanno un solo meraviglioso attimo d’Amore, perché non sanno cosa sia l’Amore, non sanno cosa sia l’Ideale, l’Etica, l’Utopia… perché, in definitiva, non sono esseri umani, sono un’altra cosa, e non possono sapere che per certe assurde creature è ancora, e sarà sempre “… meglio il peggior Comunismo che il miglior capitalismo. Gyorgy Lukacs”.

12 gennaio 2009