LA BORSETTA, ovvero, della probabile inutilità del voto.

Chi ha svolto il servizio militare, prima che l’obbligo per ogni cittadino maschio della Repubblica diventasse un lavoro qualsiasi, ricorderà senz’altro un piccolo aforisma che sostiene più o meno questo «La naja è ozio senza riposo, dove il facile diventa difficile tramite l’inutile». Ora, ho la netta sensazione che la seconda parte di questo celebre detto, «… il facile diventa difficile tramite l’inutile» sia perfettamente compatibile con la maggior parte della quotidiana realtà che ci circonda. È probabile che alcuni aspetti della nostra vita, come può essere la storia, la politica, l’economia e le stesse emozioni, non siano poi così complesse come vogliono far credere, ma siano molto semplici, o almeno riducibili ad elementi più comprensibili. Facile dedurre da quest’ipotesi che, se questo fosse esatto, la verità, o quella che noi crediamo la Verità, sia, ad arte, con tecniche scientifiche, pertinenti ed efficaci, ridotta ad un’ermetica e farraginosa complicazione, proprio per escludere dal suo godimento grandi masse di persone. I mezzi primari utilizzati dai Personaggi e dai Poteri preposti, sono in massima parte due: il silenzio e la menzogna. Con il silenzio si cerca di rimuovere più notizie possibili dalla circolazione, dai mezzi d’informazione, tanto da ridurre le conoscenze a delle semplici caricature; talmente rinsecchite, da apparire come riduttive carcasse che hanno come unico scopo l’ignoranza, il condizionamento e l’asservimento. Mentre con il secondo elemento, la menzogna, non si sottrae nulla alla verità, ma si infarcisce con notizie false, tanto da renderla così pingue da non riuscire più a distinguerne la fisionomia, i tratti essenziali.
Se teniamo in considerazione la storia, ad esempio, a nessuno certo interesserà sapere che le persecuzioni contro le diverse religioni e la connessa, metodica distruzione dei templi pagani è iniziata quando la religione Cristiana è diventata unica religione di stato dell’Impero Romano. Per avvicinarsi ai nostri giorni, forse, interesserà soltanto a pochi specialisti sapere che nella Prima Guerra Mondiale, due anni dopo lo scoppio del conflitto, la Germania aveva, in effetti, vinto la guerra, ma che le cose andarono diversamente quando l’Inghilterra promise alla comunità Ebraica, e alla relativa finanza, la Palestina, con la conseguente entrata nel conflitto degli Stati Uniti. Ancora più prossimi hai nostri giorni, forse, a qualcuno interesserà sapere che già dal 1933 la Germania Nazista custodiva, diciamo così, in campi di lavoro, una considerevole massa di prigionieri politici, tutti Comunisti; di questa cospicua massa una gran quantità erano di religione Ebraica: gli Ebrei d’Europa, al tempo, erano in alta percentuale Comunisti. Sebbene frammentarie, queste notizie sono reperibili, a volerlo, come potrebbero essere facilmente confutabili ricorrendo ad altri documenti, rendendo labile e sfuggente, come vediamo, la povera verità.
Sono rimasto molto perplesso, ad esempio, passando ad un’altra scienza, quando ho saputo che in economia la legge della domanda e dell’offerta, non è legge divina o insita nella natura umana, ma una semplice regola di comportamento di alcune classi sociali. Nessuno ha divulgato in maniera semplice ed efficace che in passato era operante un’altra legge, quella del giusto prezzo, che è cosa ben diversa. Altra piccola informazione, riguarda il denaro che produce denaro, ossia l’interesse e l’usura. Non è ben noto a tutti che alcune religioni, compresa la Cattolica, ritengono, o hanno ritenuto, comportamento deplorevole prestare soldi ad interesse.
Per assurdo, per distruggere alla radice l’intera economia capitalista, basterebbe una leggina di poche parole appena «È rigorosamente proibito prestare soldi ad interesse, sotto qualsiasi forma.» e l’intero castello di sfruttamento crollerebbe all’istante.
Ridurre a semplici nozioni realtà complesse, non falsifica né svaluta le materie in questione. È probabile, invece, che le semplifichi in modo tale da rendere fruibili e quindi visibili i vari meccanismi; sennonché, questo potrebbe nuocere ad ogni Sistema, ed è quindi preferibile evitarlo.
Hai giorni nostri siamo davanti al problema delle elezioni. Elezioni che sembrano scaturire da un’oggettiva impossibilità di governare, con i mezzi parlamentari a disposizione, il caos del nostro paese.
È superfluo confermare che la trattazione del tema richiederebbe pagine intere di informazioni, di ipotesi e possibili soluzioni, eppure, per quella specie umana che alla politica non si approssima solo quando è richiesto dalle massime autorità, ma fa dell’analisi ricorrente una ragione di vita, il perpetuo dramma umano, in questi particolari istanti, si traduce sostanzialmente in un elementare enigma insolubile, ad una paralisi della risolutezza, ad un tormentoso domandarsi.
Giorni fa passeggiavo con la mia Maestra. Sentivamo la necessità di scambiarci opinioni in riferimento all’odierno tema politico accennato, in sintesi, riducibile al classico quesito «Che fare?» Votare? Non votare? Per chi votare? Le interpretazioni e le considerazioni, in più punti peraltro molto vicine, sembravano però ostacolate da un fattore inafferrabile. Prossimi ad un notissimo mercato, la Maestra mi ha raccontato l’esperienza di un conosciuto commesso che, in un attimo di esaltazione, di che natura essa fosse è interpretabile, aveva comprato a rate una borsetta di un famoso stilista: costo dell’operazione circa mille e quattrocento euro. La vicenda, che di per sé sarebbe potuta scivolare via come una semplice nota di folclore, trascurabile, dimenticabile, nella particolare situazione meditativa, ha assunto all'istante l’aspetto dell’inquietante fattore inafferrabile, anche pensando al gramo guadagno di un commesso.
«Come riusciamo a convincere il pover’uomo che il suo gesto contiene parti di negatività umana e sociale?»
La perplessità certo scaturisce da un’emotività derivata da una tipica semplificazione di un fatto complesso, e dunque, poi, a conforto, si può arricchire d’elementi d’analisi sociale, politica. Tuttavia, il dato essenziale resta tale, così come l’emotività, con tutte le conseguenze che essa comporta. Si potrebbe pensare ad un acquisto azzardato; ad un potere di persuasione occulto; ad un piacere da tempo coltivato; a un gesto folle; oppure al diritto che hanno tutti a gestire la propria vita come meglio credono. Si potrebbe fare ricorso alla stupidità, come sostanza perenne nel cammino dell’uomo; alla schiavitù, consapevole o inconsapevole, virtuale o tangibile, come ad una forma eterna di rapporto; si può pensare, invece, che la condizione vada in ogni modo rimossa dagli ordinamenti e dalla quotidianità.
Questo ci riporta al tema iniziale «Che fare?”
È poi nel nostro diritto-dovere agire in coerenza con il nostro modo di intendere la vita e i rapporti sociali? O meglio sarebbe considerare il libero arbitrio? Meglio lasciare che le cose vadano come sembra siano sempre andate? Per quale motivo dovremmo difendere i diritti di chi, inconsapevole o meno, desidera prendere parte ad un sistema, dove un ritenuto benessere non è nient’altro, invece, che un semplice alto guadagno altrui, un palese sfruttamento.  
Come si lega la storiellina della borsetta da mille e quattrocento euro del commesso con l’inquietudine per il diritto di voto?
Forse, l’inquietudine deriva proprio dal fatto che dei frammenti di verità contribuiscono a rendere del tutto inutile pensare di ricostruire di nuovo una strada, che possa rendere consapevole e libero chi invece crede che la felicità sia altrove.
La verità è come un puzzle, piccoli semplici frammenti possono ricostruire un quadro?

Che cos'è il Bilderberg Group (Fonte disinformazione.it)

Bilderberg Group è una conferenza “non ufficiale” che prevede circa 130 invitati, influenti, potenti personalità dai regni dell'economia, dei media e della politica. Il nome deriva dal loro primo incontro che risale al 1954, tenuto nell'Hotel de Bilderberg in Oosterbeek, nei Paesi Bassi.

In queste conferenze periodiche si decidono a tavolino i destini economici e politici del mondo, anche i prezzi del petrolio e dei cereali, in base alle situazioni internazionali.

Partecipanti (Italia) al Bilderberg Grup (Fonte girodivite.it)

… tra i nomi più in vista troviamo anche Prodi (Portogallo 1999), Umberto e Gianni Agnelli (soci a vita, ora gli è successo John Elkann, sono spesso stati invitati anche molti altri uomini della FIAT), Emma Bonino (1997), Mario Draghi, ora presidente di Bankitalia, Mario Monti, Tronchetti Provera, Padoa Schioppa, in qualità di "minister of finance" italiano, Scaroni (dall’ENI s.p.a.), a suo tempo anche Walter Veltroni (quando era direttore de L’Unità), infine l’immancabile Tremonti.    

Dall'elenco degli iscritti allOpus Dei (Fonte disiformazione.it)

Andreotti Giulio - militante - senatore a vita
Berlusconi Silvio – sostenitore – Imprenditore.
Buttiglione Rocco - simpatizzante - leader UDC
Casini P. Ferdinando - simpatizzante - presidente Camera
Confalonieri Fedele - simpatizzante - presidente Mediaset
Cossiga Francesco - simpatizzante - senatore a vita
D'Alema Massimo - simpatizzante - presidente DS
De Benedetti Carlo - ospite – imprenditore
Dell'Utri Marcello - militante - senatore Forza Italia
Mezzaroma Roberto - simpatizzante – costruttore
Mondatori Leonardo - sostenitore - editore
Prodi Romano - ospite - presidente UE
Pezzotta Savino - sostenitore - leader CISL
Romiti Cesare - ospite - presidente RCS
Rutelli Francesco - simpatizzante - leader Ulivo
Salvi Cesare - simpatizzante - esponente DS
Tamaro Susanna - sostenitore – scrittrice
Trapattoni Giovanni - simpatizzante - CT nazionale calcio
Zanni Umberto - militante - ex presidente RAS

Infine, chi ha avuto il tempo e la pazienza di leggere il testo integrale del “Piano di rinascita democratica” della loggia Massonica P2 (invito chi non l’avesse fatto, a leggere il testo facilmente reperibile su Internet), avrà senza dubbio avuto un sussulto leggendo alcuni paragrafi che sembrano fedelmente ricalcare la strada intrapresa dall’Italia in questi ultimi anni, soprattutto in tema di mezzi di comunicazione e istituti parlamentari. Sussulto paragonabile, come meraviglia, alla stessa che si può provare leggendo “Il Principe” di Machiavelli, in rapporto alle tecniche usate dal Potere.
Non è il caso di trascrivere le tante personalità che appaiono nel noto elenco P2, basterà ricordare che ogni aspetto della società è rigorosamente personificato.
Altro elemento del complicato puzzle, di cui ancora oggi non si vuole far distingue bene il dipinto, è la semplice affermazione - intento – desiderio, che è alla radice della temuta o gradita immigrazione clandestina o legale Europea. Nel 1980, in occasione dell’ultimo sussulto rivoluzionario della classe operaia Italiana, con il PCI che sostenne l’occupazione delle fabbriche della FIAT, fino alla sconfitta, il signor Agnelli, affermò, persuaso, che per risolvere il problema della conflittualità operaia, “… sarebbero bastati cinquantamila immigrati magrebini”.
Così è stato!
La sconfitta della classe operaia, del lavoro salariato in esteso, non è avvenuta per semplice controllo delle richieste retributive e nella negazione di alcuni conquistati diritti, è avvenuta per semplice assimilazione, annullamento delle particolarità. In sostanza, il problema è di natura prevalentemente culturale, e solo come successiva istanza di carattere economico. La classe operaia è stata ridotta a semplice ingranaggio passivo di un sistema consumistico che relega l’individuo inconsapevole ai margini del sistema stesso, come pura forma di mano d’opera e consumo.
La classe operaia e i suoi storici sostenitori sono stati sconfitti perché non hanno saputo comporre in maniera comprensibile ed efficace un diverso modo di vivere. Perché non hanno saputo infondere nella mente del povero commesso, non dico l’imbarazzo tardivo per un gesto obiettivamente assurdo, ma il semplice, superiore preventivo gesto del rifiuto, l’orgogliosa consapevolezza di un Essere diverso, alternativo alle false leggi del profitto e della rapina. Non hanno saputo anteporre all’individuo solitario, egoista, frustrato e sfruttato, la superiore civiltà della comunità organizzata in efficaci servizi sociali collettivi e rigidi codici morali di comportamento. Non hanno saputo affermare con energia che la produzione non deve aumentare, bensì diminuire, che non dobbiamo correre ma camminare, che non ricerchiamo la narcosi ma la cultura e in miglioramento dell’uomo, dei suoi rapporti e del mondo.
Il lavoro salariato sogna la ricchezza e imita i comportamenti di chi ricco è. Ha acquisito tutto il bagaglio culturale pertinente al profitto: l’egoismo, l’arroganza, la maleducazione, la nefandezza, la menzogna. Non ha saputo dipingere il suo dipinto, un sé alternativo al minaccioso puzzle di parziali verità; una classe operaia, come diceva Gaber “… senza più neanche l’intenzione del volo!”
Dunque, al quesito proposto del “Che fare?” una possibile risposta è nulla. Non fare nulla, in quanto la scelta in concretezza non esiste. Non ci sono modelli di civiltà contrapposti, c’è un unico modello con sottili sfumature trascurabili d’immagine.
Votare, non votare è lo stesso!
Tornando alla borsetta e al povero commesso, confesso che non saprei proprio come avvicinarmi a lui, con quale presentabile, quotidiana proposta di lotta avviare al più vasto tema. Non saprei cosa dire, come iniziare, da dove cominciare… anche perché davanti agli occhi immagino già il suo sorriso ironico, nato dalla convinzione che il frustrato in fondo sono io, proprio perché non sono stato capace di comprare una borsetta da mille e quattrocento euro a mia moglie, magari anche a rate.

10 aprile 2008