LA PALLA DI NEVE

A proposito di Grillo: errori e considerazioni.

Una classe dominante non rinuncia spontaneamente ai suoi privilegi, e anzi li difende con ogni mezzo… La borghesia difende il suo interesse con tutte le forze che è in grado di adoperare per mezzo della proprietà e dello Stato che è in suo potere, per cui, quanto più l’operaio tenta di uscire dalla odierna situazione, tanto più il borghese diventa suo nemico dichiarato, e in definitiva, il borghese non sa vedere nelle giuste domande dei nullatenenti che una insolente incontentabilità, una ribellione folle contro l’ordine divino ed umano e, nel caso migliore, dei successi di demagoghi male intenzionati che vivono sull’agitazione e sono troppo pigri per lavorare.

Da “Le condizioni della classe operaia in Inghilterra” di Friederich Engels (1985)


Prima di tutto, è bene precisare tre cose importanti che non potrebbero in alcun modo condizionare le osservazioni, avendo origine nella sfera dell’emotività e non del raziocinio: Grillo non mi è mai stato troppo simpatico; secondo, non mi sarei mai aspettato che una persona tanto mediocre potesse generare tanto entusiasmo; terzo, che sarebbe meglio non curarsi di lui e tacere.
Ora passiamo alla limitata analisi.
Mi capita spesso di conversare con una persona piacevole: un anziano professore di Diritto Internazionale, pensionato, ancora pieno di vitalità, fino a qualche anno fa docente all’Università la Sapienza di Roma, ora contattato da importanti personaggi a livello mondiale per dipanare misteriose e ingarbugliate matasse. Mi avvicino a lui con adeguata umiltà, sebbene sembri sempre mostrare simpatia per me e interesse per la mia opinione. Nei discorsi capita spesso di trovarci d’accordo su varie questioni, molto meno sulle soluzioni, avendo due punti di riferimento opposti. L’altro giorno mi rivelava un pensiero legato all’incapacità degli uomini a frenare la loro corsa verso inevitabili disastri, e mi faceva l’esempio della palla di neve. Certi uomini, e anche eventi, una volta avviati si comportano proprio come una palla di neve che rotola lungo un ripido pendio. Incapaci di frenare la corsa, aumentano sempre più di massa e velocità; ottenebrati da un buon esito continuano fino a distruggersi rovinosamente contro un fatale ostacolo. D’accordo con lui, mi sono lasciato coinvolgere nella riflessione ed ho accennato ad un’altra legge fisica che potrebbe essere valida anche per i rapporti sociali: in modo semplice, per mantenere un ordine è necessaria una grande energia,  quando questa si esaurisce tutto torna nel caos.
Chissà per quale motivo, ripensando alla conversazione mi è venuta in mente la vicenda Grillo.
Non mi pare il caso di soffermare l’attenzione su quello che il comico propone, poiché aspetti oramai di pubblico dominio, tanto privi d’originalità nella sostanza da risultare nient’altro che noiosissime, inutili ripetizioni; ma neanche sul suo impegno, evidente, e sulla buona fede, indubitabile. Quello che vorrei sottolineare, sono degli aspetti trascurati dai commenti, che non ho avuto modo d’incontrare nei vari articoli e nelle varie attenzioni dimostrate. Errori, limiti, ma soprattutto conseguenze che gli elementi in movimento produrranno a breve sul destino del povero Grillo.
Ho la disgraziata sensazione che l’estasi suscitata non sia sintomo d’opulenza culturale, bensì di miseria culturale. Se la critica sociale è scivolata nelle mani di personaggi simili, non significa che i protagonisti sono grandi ma che la dialettica è diventata piccola, o almeno portata avanti da minuscoli eroi. Povertà culturale di un popolo nutrito a Muccino, Moccia, Maria de Filippi e Bruno Vespa. Povertà culturale di una classe politica incapace di suscitare sentimenti di stima e autorevolezza. Povertà culturale di un attore fallito, di un cabarettista scarno che percorre vie estranee e imita goffamente atteggiamenti protofascisti
Grillo è soltanto un individuo, un personaggio senza cultura politica che opera in un becero ambiente borghese; e un singolo soggetto non può farsi carico di problemi e soluzioni che richiederebbero una severa organizzazione Collettiva. Grillo non può vantare né un passato né un presente di grandi Idealità, di Grandi Sacrifici e di Grande Storia. Grillo non ha Padri, non ha un Programma nato lontano, non ha Martiri degni di rispetto da ricordare.  
Dunque, proprio queste gravi lacune condizionano e condizioneranno il suo percorso umano, perché l’impreparazione e l’inevitabile “delirio d’onnipotenza” che scaturisce dal carente status e dalla stessa originata dinamica, impedirà di riconoscere i limiti dell’agire: come una forma di cecità totale; come una palla di neve, incapace di frenare la sua corsa. Limite di Grillo è il suo Essere Borghese, saturo di cultura omologata, quindi di non riuscire a vedere oltre, a distinguere quando una società in decadenza ha bisogno soltanto, oramai, di tecnica e atti Rivoluzionari per rigenerarsi, non di masse emotivamente coinvolte. Grillo non sa che il Potere, ogni Potere, non è in condizioni di cambiare se stesso. Le classi dirigenti in declino non hanno capacità analitiche, autocritiche, non sono in grado di concepire cambiamenti che provocherebbero conseguenze sui loro privilegi: ogni Potere nasce, degenera e muore sempre nel medesimo modo, in un “Eterno ritorno dell’uguale”. Grillo ignora che l’unico metodo per eliminare corruzione, privilegi e arroganza di una classe dirigente agonizzante, è eliminare la classe dirigente agonizzante, e sostituirla con un’altra: vecchia struttura economica, vecchi codici morali di comportamento; nuova struttura economica, nuovi codici morali di comportamento. Grillo non può sapere questo, perché vive nel privilegio e ignora dignità, piacere e orgoglio della rinuncia, come la disponibilità di chi si sente diverso. Supplica questa classe dirigente, li sollecita ad impossibili prese di coscienza individuali, semplici espedienti, patetici palliativi per salvare Loro e . Grillo non vede il male di una classe dirigente colpita dalla Sindrome di Versailles: disinteressata, isolata, distaccata dalle esigenze e dai problemi della Collettività, frantumata in puri gruppi d’affari, incapace d'intendere nulla che non sia la loro voce e la loro quotidianità, fitta d’affari lordi, di corruzione, d’immoralità, di prostituzione, di degenerazione senile, di comportamenti mafiosi. Il povero Grillo non sa che la sua funzione, in questo momento, è quella di valvola di sfogo delle tensioni sociali, prevista e disciplinata dal Potere. Si vive allegramente la farsa democratica: lui nell’illusione di contare qualcosa; la gente nell’illusione d’essere qualcosa.
Il gioco andrà avanti fino alle inevitabili conseguenze. Quando l’avranno sfruttato per i loro disegni, e avrà assolto alla funzione istituzionale, Grillo finirà, in qualche modo; la gente invece non potrà finire, semplicemente perché non è.
Un altro personaggio, già prima di lui, con altri obiettivi e metodiche, ha intuito che la strada dell’Alternativa e della Lotta è una strada faticosa. Così, ricorrendo all’apostasia, il buon Benigni ha afferrato la mano tesa dalla Salvezza, offerta da influenti lobby internazionali, piuttosto che continuare sulla strada dello scontro, dell’emarginazione e dell’oblio.
Grillo farà la stessa fine, o forse un posto in parlamento, oppure qualche zero in più al già grasso conto corrente.
Tutto qui!

2 ottobre 2007