INIZIATIVE CULTURALI
- GRUPPO DI LETTURA TANZSTER
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- "I NUOVI MOSTRI" ultima opera
di Oliviero Beha
edita dalla Casa Editrice "ChiareLettere"
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INVITO DEL GRUPPO DI LETTURA TANZSTERN
Chi ama la letteratura, in particolare la narrativa, a fine lettura spesso ripone il libro senza identificare particolari esigenze; altrettanto spesso, però, avverte la necessità di mettere in comune pareri e sensazioni che un’opera letteraria, o anche un semplice prodotto editoriale, potrebbe aver suscitato. Per chiarire dei dubbi o magari solo per condividere delle belle emozioni, avremmo bisogno del rapporto con altre persone.
Amanti della letteratura narrativa, hanno avvertito questa esigenza e hanno preso l’iniziativa di organizzare a Roma un gruppo di lettura. Dopo varie incertezze, dall’ottobre 2008 sono iniziati gli incontri, e considerata la buona riuscita in termini di coesione e di continuità, il “Giardino di Zarathustra” desidera far conoscere a tutti gli amici che vivono a Roma, il neo realizzato “Gruppo di Lettura Tanzstern”.
Il gruppo si riunisce, com’è tradizione, nei Caffè che hanno a disposizione una sala adeguata, ogni due settimane, il sabato mattina. Insieme si discute del libro in argomento, infine si decide il libro da leggere e da commentare nell’incontro successivo, il tutto in un clima aperto e informale. È nell’ambizione il tentativo di approfondire la narrativa classica internazionale, ma l’attenzione è rivolta anche alla narrativa contemporanea internazionale.
Il “Giardino di Zarathustra” e il “Gruppo di Lettura Tanzstern”, quindi, invitano tutti gli amici interessati, a mettersi in contatto tramite e-mail, approccio da perfezionarsi poi telefonicamente.
In genere quando si dà forma alla recensione di un’opera, si cerca di fare distinzione fra contenuti e tecnica di scrittura usata. Come prima impressione, poi confermata, che rende per questo particolare l’esperienza, l’opera di recente pubblicata da Oliviero Beha, “I nuovi mostri”, pubblicato dalla Casa Editrice “Chiare Lettere”, mi ha subito colpito per la difficoltà incontrata nell’andare avanti, nel proseguire nella lettura e nel comprendere quello che il giornalista scrive. Si fa una gran fatica a leggere questo libro. Considerata la laboriosità, i pregevoli contenuti vengono per forza di cose messi in ombra. La tesi principale che traspare è chiara e viene riaffermata in diverse situazioni: la decadenza morale e materiale dei personaggi, “I nuovi mostri” appunto, che dominano il nostro panorama culturale. Pur essendo ricco d’informazioni importanti e di notizie indispensabili per avere un quadro chiaro della situazione, il libro non fornisce notizie tanto nuove e clamorose da far tirare sospiri di meraviglia; tutte o quasi, sarebbero da ritenere bagaglio minimo indispensabile per un individuo consapevole che vive la propria realtà. Che nella carta stampata ci siano pennivendoli al soldo del capitale, che nella televisione e nel cinema e nel teatro e in tutte le realtà sfiorate ci siano squallidi personaggi, corrotti, corruttibili e senza amor proprio, sono cose più volte denunciate. Quindi, la nobiltà e la sincera passione con cui il dottor Beha segnala questi aspetti sono stimabili, ma appaiono più come un riassunto di cose già dette che vera rivelazione. Questi aspetti sono classici di tutte le società agonizzanti e non c’è troppo da stupirsi. Nascono dalla pressante necessità di abbassare la consapevolezza e la cultura e la capacità d’analisi a livello minimo, proprio perché il livello di decomposizione, altissimo, sarebbe evidente a tutte le persone appena pensanti. Oggi c’è assoluta necessità di narcosi e da ciò nasce una delle piccole contraddizioni che emergono dall’opera. Se le persone afflitte da tale sindrome, “analfabeti e semialfabeti al 65%” non saranno mai in condizione di ricevere il messaggio contenuto nell’opera, e se ciò che resta rimarrà impantanato in uno stile un po’ retorico, barocco, fronzolato di parole erudite (commendevole, saussuriano, sinopticamente, temperie, prostituibilità, omeostatica, rapsodici…) di cui è costellato il testo, chi resterà a farne tesoro? L’impressione che si ha, è di un testo scritto così come si pensa, o si colloquia, senza l’intervento della riscrittura e della costruzione del periodo. Insomma, l’idea, certo sbagliata, tengo a sottolinearlo, è di un’indeterminata mancanza di consapevolezza di cosa sia la parola scritta, che non è solo istinto e immediatezza ma in massima parte cesello del periodo, massima attenzione per la comprensibilità. Si perde molto più tempo a correggere la frase che non a scriverla in prima stesura. Forse, l’autore non ha avuto il tempo di rimediare, di correggere; forse, ha affidato il testo ad un editor sbagliato, comunque sia, quello che dice di vero e d’interessante viene, di fatto, mortificato da questa tecnica discutibile, che non arriverà mai alle persone modeste e incolte, che infastidisce le persone appena colte. Ci sono brani del tutto incomprensibili, come per esempio ne “I giornali non sono fatti per i lettori” o “Il teatro e la sua botte Barricata”, dove si potrebbe ipotizzare, se non fosse tanto assurdo, una certa confusione; più verosimilmente è meglio parlare d’eccesso di tentativo retorico. Le cose migliorano un po’ dal capitolo, “Disumanesimo e Decadimento” in poi, dove si nota una maggiore attenzione alla chiarezza. Di là da questo, resta un’opera non certo epocale ma interessante, degna d’apprezzamento e considerazione, da leggere, non fosse altro per il tentativo, assai poco in voga oggidì, di fornire anche un’indicazione sul Che fare? per uscire dalla situazione. Ritengo quest’ultima cosa il dramma dei nostri giorni: la mancanza di prospettive e di idee per cambiare il mondo.
Come ultima critica, vorrei indicare l’impressione che le pedine del puzzle, emerse dal testo, non trovano sistemazione in un’immagine d’insieme. Ossia, come sovente accade, la mancanza di una disciplina, di una fede, di un progetto o filosofia, come vogliamo chiamarla, condiziona pesantemente la passione. Si ha l’impressione che l’autore non sappia dove disporre fatti e la conseguenza dei fatti, che sembrano, infatti, non arrivare mai ad un modello definito di società alternativo e migliore.
Per questo, alcuni sono più fortunati.
REPLICA DI OLIVIERO BEHA
Caro Perinelli, pubblichi quello che crede.Quanto alla fatica di compulsare (compulsare?ma che vorrà dire?) un dizionario dieci volte leggendo un libro, capisco di essere di un'altra generazione.Spero che le pessime cose che mi aveva scritto precedentemente sulla mia risposta a Mughini nel blog abbiano pesato su questa sua agguerrita stroncatura,naturalmente più che legittima.Prevarrebbe la logica leggermente emotiva.Ho letto con interesse quello che scrive ovviamente grato molto di più alle stroncature che non agli elogi, dal momento che le prime dovrebbero servire.Ma Le do anch'io un piccolo consiglio.Rilegga il libro e rilegga la stroncatura.Magari il libro rimarrà quella cosa farraginosa che Le è sembrata, ma Lei certamente (anche senza bisogno di editor per questo) metterà mano alla sua stessa stroncatura con maggiore limpidezza culturale.Lo faccia se non per me almeno per Zarathustra.E se crede pubblichi anche la mia recensione alla sua recensione.Stia bene.o.b.