I DIMENTICATI

                             25 aprile 1945 – 25 aprile 2005
                             60° anniversario della liberazione

 

«C’è chi dice che la Patria sia dove sei nato, altri dove ti riconoscono e altri ancora quella per cui vorresti morire. Non so cosa fosse per me, so soltanto che adesso era venuto il momento di prendere una decisione.
Eravamo felici coi nostri errori. E ora: ah! non è più così; abbiamo dovuto leggere, come gli altri, nel cuore umano; e la verità, cadendo in mezzo a noi come una bomba, ha distrutto per sempre il palazzo incantato della nostra illusione.»*
Non capisco questa tua necessità di riesumare certi pensieri “Eravamo felici…”, ma quanto tempo è passato! Cos’è che ti inquieta, sentiamo, qual è il tema del giorno “La Verità!” Oh, chissà da dove sbocciano queste tue riflessioni, di quali stanchezze si nutrono, vorrei tanto individuarne la fonte. Siamo qui a combattere e a resistere, contro l’egoismo e la prepotenza, austere ragioni, altro che meditazioni e sciocchi sentimentalismi. La sensazione è di un continuo bisogno di richiamare alla memoria princìpi che oramai consideri effimeri, fragili, come se temessi di perderli.
Smettila di stringere il fucile in quel modo, non volerà via, non c’è nessun pericolo, sciogli le dita, rilassati… come? Come dici? “Non senti più le mani!” Oh, sarà il freddo. Siamo in montagna, è inverno, fuori ci sarà la neve e avrà imbiancato i tetti delle case. Coraggio coraggio, rivedremo presto la nostra Patria, una Patria migliore. Rivedremo presto anche la nostra gente, anche lei migliore. “Saranno tutti vivi?” ma che domanda, chi lo può dire. Cosa fai ora! Che significano queste lacrime… su via, alla tua età, sei peggio di un bambino. Con tutto quello che abbiamo passato, la guerra, le atrocità, la morte, tu piangi. Dai smettila ti dico, smettila! Se Lui ci sentisse riderebbe delle nostre debolezze; lo sai, è lì, a pochi metri.
Non cederà mai, noi lo faremmo?
Anch’io sento freddo cosa credi. Ho le gambe intorpidite, se solo potessi muoverle per un istante… da troppo tempo siamo qui immobili, come sepolti. Sì, “Anche l’umidità è terribile!” E questa terra appiccicosa, terra ovunque, non riesco a togliermi dalla bocca il suo sgradevole sapore.
Da quanto tempo non vediamo il sole?” Non lo so… ma vedrai, un giorno usciremo da qui, vedrai. Sai di cosa ho voglia? Di correre. Sì, ti sembrerà sciocco ma è così; vorrei correre sui prati, per un giorno intero, senza pensieri e senza la paura di essere ucciso, o di uccidere.
C’è qualcuno!” Sei proprio sicuro? Chi sarà! Il fucile presto il fucile, dove l’ho poggiato, era qui. Il buio, non riesco a vedere niente con questo maledetto buio. Silenzio, silenzio. È un rumore strano, dei passi: accanto a noi, o sopra di noi?! No, non è il caso di gridare, di segnalare la nostra posizione. Pazzia. Potrebbero essere amici del nostro nemico laggiù e per noi sarebbe la fine. Ehi! Nemico, mi senti? Credi che siano i tuoi? “Come non sono dei passi!” Ma cosa dici, ne sei proprio certo?… Figuriamoci se posso fidarmi di te. Sono passi sono passi, altro che. Il problema è sapere se sono amici o nemici. Come “Ha ragione lui, è solo pioggia!” Pioggia? Ci mancava anche la pioggia ora. Fragore insolito, ma dove siamo… dove siamo. Ehi, laggiù, Nemico, tu lo sai dove siamo?… No, non lo sa, non lo sa!
Che razza di pensieri ti passano per la mente, ne è passato del tempo, ma non così tanto. Verranno, verranno a prenderci, certo che si ricorderanno di noi, non essere ridicolo. Potessimo almeno uscire da questa dannata fossa dove ci siamo cacciati… sembra impossibile… maledizione com’è buio.
Aveva ragione lui, è pioggia! Comincia a filtrare, fra un po’ saremo tutti bagnati. Chissà che acquazzone sarà. Se solo riuscissi a sapere dove siamo. Dove sono i nostri compagni.
Smettila di piangere! Sono pur sempre il tuo comandante, e ti ordino di non piangere. È assurdo quello che dici “Si sono dimenticati di noi!” Come se fosse possibile perdere la memoria, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto per la Libertà, per la Democrazia, per l’Uguaglianza. Se ci ignorano sarà per un attimo, per un’improvvisa necessità, chi sa quanto lavoro avranno da fare: ricostruire un Paese, spazzare via il dolore, lo sfruttamento, la corruzione.
Credi che sia facile costruire un Uomo nuovo? L’Uomo nuovo!
E tu laggiù, Nemico, vuoi fare silenzio per favore?!
Non dare ascolto a quello che dice, stupidaggini, sciocchezze, Lui e la sua stupida idea dei frammenti di un universo smarrito. Non siamo illusioni e neanche eterni desideri, siamo Uomini… certo che urlo, che ci sentano pure, amici o nemici, sono stufo di aspettare. Abbiamo scelto di combattere per una Patria migliore, perché la Patria è un luogo, una terra… un sogno che custodisci nel cuore, un Valore, un frammento… ah, un frammento… tu e le tue stupide fissazioni.
Qualcuno ci ascolta?… Riuscite a sentirci?… Aiuto! Siamo qui… dove siete… aiuto! Non piangere, vedrai, verranno, non si sono dimenticati di noi, non possono abbandonarci.
Basta, basta con questa sciocchezza, non siamo morti, non lo saremo mai.
Aiuto!

*Xavier de Maistre – Viaggio intorno alla mia stanza.

Aprile 2005