PROGETTO APERTO DI UN MANIFESTO PER LA LIBERAZIONE E LA MORALIZZAZIONE DELL’EDITORIA

Le Società, come tutti gli esseri viventi, nascono, si sviluppano e muoiono. Il momento che precede la morte di un individuo è denominato agonia; il momento che precede la morte di una società è denominato decadenza.
Decadenza: 1. L’atto e l’effetto del decadere; scadimento, declino; riferito specificatamente a cosa che da una condizione florida comincia a venir meno. 2. In particolare, il venir meno, nelle arti, nelle lettere, dell’anteriore perfezione e grandezza. Dal Dizionario della lingua italiana Gabrielli.
Questa condizione, come ultimo atto dell’esistenza di una società comunque composta, è contraddistinta da aspetti che sembrano avere inclinazioni mentali e comportamenti comuni negli individui, al di là dello sviluppo tecnico e scientifico, in tutte le epoche, in tutte le latitudini e in tutte le forme societarie. Non è nelle nostre intenzioni, e neanche nelle nostre capacità, intese come vasta trattazione dello specifico argomento, esporre con ampi e adeguati riferimenti storici, filosofici e politici ogni aspetto di questo complicato tema. Qui ci limiteremo in modo semplice ad assumere come tesi iniziale l’affermazione che oggi viviamo in una società al tramonto, caratterizzata da aspetti inequivocabili cui, per brevità, ma ad opportuno chiarimento delle nostre analisi, riferimenti e iniziative, faremo cenno.
La nostra sensazione è che la progressiva corruzione di aspetti che hanno contribuito in passato a far sorgere specifiche grandezze, generi un inevitabile declino che ha come conseguenza la rovina delle grandezze stesse.
Corruzione: 2. Degradazione morale e spirituale, depravazione, degenerazione, pervertimento. 4. Incitamento, mediante promessa di denaro o di altri benefici, a commettere azione disonesta venendo meno ai doveri del proprio ufficio. Dal Dizionario della lingua italiana Gabrielli.
Cercheremo di chiarire meglio con un esempio.
L’iniziativa individuale può essere efficace motore di sviluppo se finalizzata al miglioramento delle condizioni generali. Quella che appare però come una naturale tendenza degli individui a fare cattivo uso della propria libertà a favore del proprio degenerato godimento, trasforma poco a poco l’iniziativa individuale in pura prepotenza, arroganza e privilegio. L’esemplificazione indica un primo aspetto della decadenza, ossia, la diffusa propensione dell’uomo ad infrangere regole che la società, e dunque lui stesso, ha creato ad argine dell’egoismo, tendenza che ha come inevitabile conseguenza la progressiva e totale mancanza di considerazione e rispetto per le ragioni e le necessità altrui. Progressivo e impunito disfacimento delle normative Sociali. Nelle società decadenti, l’esasperato individualismo trasforma l’Altro in semplice strumento di piaceri e passioni private. Edonismo cieco e distruttivo come fine ultimo del vivere, modello di un’organizzazione sociale priva di Ideali Comuni e di Valori Morali Comuni. Altro aspetto, è il dominante stato d'animo di cupo pessimismo, pessimismo che impedisce di intravedere un futuro migliore di quello appena vissuto; oppure il ricorso sistematico alla religione e alla magia, interpretate come sicuro rifugio trascendentale, fuga da una realtà divenuta insostenibile o ritenuta immodificabile. Gravi crisi di carattere economico, politico ed etico condizionano in modo tale i comportamenti dei singoli individui da generare, in rapida successione, tutta una serie di effetti e comportamenti acquisiti, poco percepiti da maggioranze inclini all’adeguamento e alla rassegnazione; e dalle minoranze avvertiti come violenze e prevaricazioni che suscitano un forte senso d’indignazione, spesso legato però ad una sgradevole sensazione d’impotenza.
Nel nostro Paese, possiamo indicare come importante sintomo di decadenza lo scadere del concetto di lavoro, che nel corso degli anni è andato degradandosi fino ad assumere la forma odierna di semplice forza manuale senza volto e senza voce, sottomessa agli interessi prevaricanti della finanza e del grande capitale, innalzati a fini esclusivi d’ogni attività umana. Epitaffi tracciati sulle tombe di uomini giunti alla fine dei loro giorni fra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, colmi d’orgoglio per una vita spesa all’insegna del lavoro, della dignità, dell’onestà, della bontà d’animo, del rispetto e la considerazione per il prossimo, oggi non avrebbero più ragione d’essere, avendo l’uomo nuovo come obiettivo principale il massimo utile, realizzato senza riguardo alcuno per le regole e per i suoi simili; meglio, proprio l’insolenza nei confronti delle leggi, della morale e degli uomini assume l’aspetto del maggior valore. L’eclissi del concetto di Valore è un altro aspetto caratteristico della nostra società decadente. Concetto di Valore che viene umiliato se consideriamo quei privilegi che sono trasmessi di padre in figlio, oppure all’interno del proprio nucleo familiare o sociale; sistema chiuso e parziale, malcostume che va sotto il nome di nepotismo, negazione della possibilità di accedere a determinate posizioni per merito e rettitudine.
Coscienti che le cause del problema vanno ricercate in un complesso di elementi quali le ragioni storiche, le ragioni economiche, le ragioni filosofiche, la cultura, la personalità di un popolo, la scuola, l’ambiente sociale, il governo, le istituzioni e tanti altri fattori che hanno contribuito e contribuiscono a tale degrado, tuttavia, la nostra attenzione si è rivolta a quell’aspetto, a nostro parere, più evidente e maggiormente responsabile del declino, che è l’aspetto dell’Editoria, intesa come Case Editrici, quindi narrativa, saggistica, quotidiani, periodici, e di conseguenza anche mezzo televisivo, che hanno la sfrontatezza di valutarsi come dei semplici spettatori di un processo, mentre noi li giudichiamo come dei veri artefici di un processo. Questo è l’ambiente dove l’annullamento dello scambio dialettico e partecipativo, a profitto di una più potente volontà di assoluto dominio, raggiunge il livello di pura scelleratezza, sia a livello della divulgazione delle idee, sia a livello dei rituali comportamenti adottati. L’Editoria è la cinghia di trasmissione che il Potere usa per divulgare un modo di intendere la vita. Se il concetto di lavoro diventa progressivamente nella mente del corpo sociale un aspetto trascurabile, ignorabile, senza potere contrattuale né sociale, accessorio rispetto alla finanza, al profitto e alla rapina, questo tipo d’involuzione è anche favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Se la Comunità evolve verso un destino multirazziale, con sempre più diffusi e violenti conflitti orizzontali fra etnia ed etnia, nuova edizione della vecchia guerra fra poveri, dissidi che diventano prevalenti rispetto ai conflitti verticali fra cittadini e governanti, questo tipo d’involuzione è favorito anche dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Se i governanti ritengono più proficuo e redditizio per i loro affari isolarsi in elite chiuse, senza rapporto alcuno con i governati, questo tipo d’involuzione è favorito anche dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Se la società soffre di una diffusa incapacità d’analisi delle più elementari espressioni umane, questo tipo d’involuzione è favorito anche dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Se gli individui declinano nell’incapacità di comunicare, questo tipo d’involuzione è favorito anche dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Se la lacerazione dei rapporti sociali, atomizzazione del corpo sociale, il mito anglo-americano del single, è innalzato a livello d’esempio da promuovere, questo tipo d’involuzione è anche favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte. Le pubblicazioni e le pagine scritte, con la loro sistematica, subdola, ininterrotta osmosi di parole e immagini, diffondono un modello di società ottenuta non dall’analisi delle necessità della Comunità, ma dalle avidità regredite del singolo e delle lobby corporative sempre più aggressive e criminali.
L’Editoria, in realtà, non può essere rappresentata come una normale Azienda che ha come scopo il massimo profitto, ma come una semplice forza ausiliaria, potente e indispensabile collaboratrice dell’Industria e della Finanza. Le Case Editrici in cambio di denaro svolgono una zelante e capillare attività d’asservimento al Potere, condizionamento mentale delle masse necessario al buon andamento del sistema produttivo. Il massimo profitto è favorito da classi e masse lavoratrici sempre più ignoranti, subordinate, sfruttate e senza rappresentanza politica, da cicli di produzione sempre più veloci, merci che necessitano di una sollecita introduzione e diffusione sul mercato. Un commercio sempre più rapido e una rapida vendita, sono in aperto conflitto con una capillare capacità d’analisi. Chi è fornito di una buona capacità d’analisi politica, filosofica e sociale, può giudicarsi un individuo libero e consapevole, che difficilmente risponde in modo adeguato agli inviti, quindi, anche in rapporto ad un semplice bene da acquistare. All’Editoria, cinghia di trasmissione del Potere industriale e finanziario, sono riservati mezzi economici adeguati, con l’ordine categorico di favorire, e di realizzare, una diffusa mentalità da schiavo, inteso come individuo senza curiosità, senza capacità di contestazione e inconsapevole delle proprie condizioni di dominato. Le masse rese schiave reagiscono prontamente e acriticamente agli stimoli del mercato: comprano e consumano nei modi e nei tempi indicati.
Un ciclo chiuso non può permettersi il lusso del libero arbitrio.
Esiste un progetto grandioso, un crimine contro l’umanità, teso ad allontanare il pensiero dalla parola scritta e parlata, una pianificazione centralizzata dell’ignoranza di cui l’intero mondo editoriale è braccio armato, esecutore o complice.
In Italia, 82% del mercato editoriale è controllato da quattro gruppi, una sola casa editrice controlla il 55% del mercato. Un’indagine nazionale collegata ad una ricerca mondiale, indica il basso livello d’istruzione nel nostro paese:
5% degli adulti non è in condizioni di leggere e scrivere.
33% ha un livello d’istruzione da seconda elementare.
33% ha un livello d’istruzione da quinta elementare.
29% ha una buona capacità di scrittura, lettura, calcolo.
Su questi dati germoglia l’amoralità: lobby, opera pubblicata per nepotismo, per clientela, per corruzione sessuale e politica, mostruosità dell’editing professionale, scuole di scrittura creativa, agenzie letterarie, sfruttamento economico dello scrittore esordiente, ricerca dell’imbecille e del frollo da innalzare a gloria e modello. In questo nostro mondo ha voce chi non ha mente, ha voce il futile personaggio da salotto, la macchietta dall’opinione vacua, la pura immagine virtuale, disponibile, duttile, flessibile.
Naturalmente non siamo così sciocchi da credere che tutto il mondo dell’Editoria è al servizio della finanza e delle multinazionali, c’è anche spazio, sempre più esiguo, per una libera editoria, seppure negletta e frustrata. Ma il carattere di un popolo non è determinato dai suoi aspetti minoritari, sebbene nobili e preziosi, il carattere di una comunità è quello che resta maggiormente visibile dopo un’attenta analisi. Una pessima educazione impedisce ai nostri guidatori di rispettare le regole stradali, di fermarsi, per esempio, in prossimità delle strisce pedonali. Sebbene ci siano alcuni guidatori che rispettano queste regole, il carattere complessivo che risulta evidente è di un’ignobile disordine. In nazioni confinanti alla nostra, dove le regole stradali vengono rispettate, il guidatore si ferma in prossimità delle strisce pedonali. Sebbene ci sia anche una piccola minoranza che non rispetta le regole, il carattere complessivo evidente è di un rispettoso ordine.
L’antico rapporto che legava l’Editore allo Scrittore, la visione lineare di un autore-artista che in perfetta autonomia e solitudine scrive un opera e la offre poi ad un editore che, se lo ritiene opportuno e vantaggioso, la pubblica adoperando i propri capitali, è una visione Romantica, superata dalle nuove tecniche. Oggi, la quasi totalità dei libri presenti nel predominante circuito delle librerie non libere, quelle direttamente gestite delle grandi Case Editrici, non seguono il vecchio schema Scrittore-Opera-Editore, ma l’esatto contrario, Editore-Opera-Scrittore. Le Case Editrici decidono cosa stampare in base a presunti indici di gradimento del pubblico. Affidano l’incarico di scrivere un certo prodotto editoriale, enunciandone i termini precisi, ad un sottostrato di oscuri scrivani alle loro dipendenze, salariati che vanno sotto il nome di “ghostwriter” scrittori fantasma, allevati nelle innumerevoli scuole di scrittura creativa che germogliano in ogni città. Questi obbedienti scrittori fantasma, per altro presenti in modo capillare in ogni impresa dove ci si occupa in prevalenza di parole, coadiuvati da programmi di scrittura computerizzati che facilitano la stesura del testo e da una folla di “editor” salariati anch’essi, completano l’opera, e solo a chiusura dell’elaborato è proposto ad un personaggio celebre e credibile di firmare il prodotto editoriale.
Nel lontano 8 gennaio 1970, appare sul quotidiano “Il Corriere della Sera” un articolo dal titolo “Il romanzo prefabbricato” firmato da A.N. Pasinetti. In questo articolo il giornalista denuncia la diffusione di quella che distingue come “sottolettura di consumo” e denuncia altresì il “romanzo, confezionato con una miscela di ingredienti predeterminata” realizzato da più autori e poi assemblato, proprio come la tecnica degli sceneggiati televisivi. Romanzi come “Il gioco delle fate” di R. Jaffe; “La trappola della bellezza” di J. Resauner; “La macchina dell’amore” di J.Susann; sono regolarmente posti in vendita, solo che gli autori non esistono. Era il lontano 1970. Oggi computer e programmi di scrittura computerizzati, in rapidissima evoluzione, sono in condizioni di confezionare in modo autonomo un intero romanzo.
Questa massa di sottoprodotti editoriali oggi invadono e monopolizzano le librerie, e sono distribuiti, altro grande dramma sociale, da società di distribuzione che usano sistemi da delinquenza organizzata, metodi denunciati con insistenza dalle libere librerie: del tutto inascoltate, sono costrette loro malgrado a subire vessazioni e ricatti.
Tutto questo complesso sistema ha dunque uno scopo, e i poveri personaggi che in completa autonomia credono ancora in quella Romantica forma d’arte che è la scrittura, una volta giunti al fatidico nodo della pubblicazione, sono costretti a delle scelte: adeguarsi e diventare loro stessi tristi ingranaggi corrotti del sistema; mendicare favori e raccomandazioni a personaggi più o meno famosi e ambigui; tentare la strada delle Case Editrici piccole e medie, che soffrono esse stesse d’innumerevoli contraddizioni e preoccupazioni, imprese sempre sul filo dell’emarginazione, dell’adeguamento, o della rinuncia; scegliere la via della pubblicazione a proprie spese, altra piaga del nostro mercato: una legittima ambizione abilmente sfruttata da una selva di proto Case Editrici.
Dal titolo del nostro Manifesto, qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che i due assunti, la morale e la libertà, siano in verità delle finalità in contraddizione, essendo spesso la rigida morale scoglio e antagonista della libertà. Non è proprio così quando una società come la nostra, non è caratterizzata da una rigida morale, ma da una totale mancanza di Codici Morali di comportamento, assenza di etica e educazione civica che rende inevitabile e prevalente, come immagine immediata, un eccesso di ricorso ai poteri giurisdizionali. Ecco, dunque, che auspicare una necessaria, energica trasformazione culturale del paese, non è combattere una rigida morale a profitto delle libertà, ma liberare la società da prassi e comportamenti amorali che minano la pacifica convivenza e impediscono un grande processo di trasformazione il più possibile discusso e condiviso.
Questa nostra iniziativa non ha né la forza né lo scopo principale di incidere in modo sollecito su una realtà oramai imputridita e moribonda e, probabilmente, irreversibile, ma come ogni iniziativa che possiede il dono preminente di una capacità di saper vedere oltre l’immagine ben confezionata e quotidianamente esibita, si propone solo come un Manifesto aperto d’analisi, di denuncia esclusivamente Morale e di proposta, offerto da personaggi che non hanno l’ambizione di asservirsi a metodi e comportamenti scortesi e criminali, ma essere loro stessi nuovo punto di riferimento per una categoria di Scrittori, di Lettori, di Critici e altre varie realtà editoriali, che trovano, oggi, il coraggio civile di essere contro, di denunciare l’immoralità, le offese, le arroganze e le menzogne.
Non intendiamo combattere singoli individui o singole realtà economiche, convinti come siamo di dover combattere, invece, l’aspetto individuale o societario come semplice portatore malato di una diffusa cultura tracotante e criminale.
Questo Manifesto è un primo atto che assume la forma di una purissima denuncia di esistenza in vita di persone che credono nella correttezza dei rapporti, fondati sul rispetto dell’individuo e del suo lavoro; persone che credono in un modo diverso di intendere le relazioni sociali; persone consapevoli delle enormi difficoltà che impediscono la realizzazione di un mondo migliore, ma che, nonostante ciò, continuano a credere che ci possa essere un mondo migliore.
Premesso che:
Costituzione della Repubblica Italiana. Parte prima - Diritti e doveri dei cittadini - Titolo III -Rapporti economici - Articolo 41.
L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
In base a questi dettami, dunque, ogni cittadino è libero di investire i propri capitali, e trarne il relativo guadagno come meglio crede, ma non… in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno… alla dignità umana. Con una comprensibile similitudine fra corpo umano e corpo sociale, possiamo osservare che in presenza di una grave crisi nevrotica, con relativi disturbi del comportamento, è permesso somministrare al malato dosi di una sostanza chimica denominata diazepan, categoria terapeutica degli ansiolitici acquistabile in farmacia con ricetta medica; non è possibile somministrare allo stesso paziente dell’eroina, poiché, anche se nell’immediato renderebbe il sofferente senz’altro più felice, alla lunga risulterebbe dannoso per la sua salute, se non addirittura mortale per l’intero organismo. Il comportamento, per di più, è proibito e verrebbe perseguito dalla legge. Le Case Editrici, in questo particolare momento storico, somministrano al corpo sociale massicce dosi d’eroina, sotto forma di pubblicazioni narcotizzanti che dovrebbero invece partecipare, con la loro indubbia dignità e in percentuali tollerabili, ad un equilibrato mercato editoriale, composto di leggeri prodotti editoriali e da più impegnative Opere letterarie.   

Consigliamo, dunque, alle Case Editrici dei Codici Morali di comportamento che siano improntati ad una prima, immediata, quotidiana, massima, reciproca educazione.

Proposte a breve termine:

  1. Le Case Editrici dovranno in modo esaustivo rispondere con i mezzi che ritengono più opportuni, ad ogni proposta letteraria da chiunque avanzata; sottinteso che la risposta dovrà contenere un’analisi dettagliata del testo e delle ragioni che hanno determinato il rifiuto dell’opera; in alternativa, in ossequio al Codice Etico di comportamento, la Casa Editrice avrà il diritto di informare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non intende tenere in considerazione i testi inviati senza specifica, preventiva autorizzazione, oppure che non intende tenere in considerazione nessun testo inviato; quindi, dovrà dichiarare l’inutilità delle spedizioni e le proprie fonti d’approvvigionamento alternative dei testi.
  2. Ogni risposta positiva o negativa susseguente all’invio di un testo, dovrà essere corredata dal nome, cognome e relativa qualifica del lettore e del critico che ha contribuito al rifiuto o all’approvazione; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non possiede personale qualificato atto allo scopo, e che affida l’incarico ad occasionali volontari.
  3. Ogni Casa Editrice, dovrà dichiarare, a grandi linee, le qualità, le caratteristiche e la filosofia che il testo dovrebbe contenere per essere considerato ed eventualmente inserito nelle singole collane; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non ha nessuna filosofia guida e che le scelte sono compiute per opportunità, mercato o occasionale particolarismo.
  4. Le Case Editrici dovranno, come consigliano le buone regole d’educazione, rispondere alle lettere a alle e-mail di qualsiasi natura fosse la richiesta; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che la sua struttura organizzativa è inadeguata al flusso di richieste e quindi dichiararsi priva d’equilibrio nella propria struttura interna.

Proposte a medio termine:

  1. Le Case Editrici dovranno limitare l’uso degli “Editor”, dell’“Editing” e dei “Ghostwriter” professionali. La Casa Editrice dovrà dichiarare per iscritto, su ogni libro pubblicato, oltre al presunto autore, nome, cognome e qualifica dei personaggi che hanno contribuito alla stesura del testo; in alternativa, la Casa Editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che nella realizzare del prodotto non ha avuto necessità di “Editor”, “Editing” o “Ghostwriter.
  2. Le Case Editrici dovranno dichiarare sui libri pubblicati il tipo di programma usato per l’elaborazione computerizzata dei testi; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non ha avuto necessità e non si è servita di elaboratori computerizzati di testi.
  3. Le Case Editrici dovranno contribuire alla piena attuazione delle “pari opportunità”, intesa come possibilità che un Autore sconosciuto ha di entrare in competizione con un Autore conosciuto, a parità di testo scritto di propria mano, senza l’ausilio di “Editor”, “Editing”, “Ghostwriter” o “Padrini”; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non intende essere sottoposta al comportamento Morale della “pari opportunità”.
  4. Le Case Editrici dovranno impegnarsi a contenere la prassi della traduzione e pubblicazione di testi stranieri, a privilegio di pubblicazioni di opere nazionali; a coltivare le Capacità e il Valore e le Qualità di Autori nazionali; a limitare la pubblicazione di testi di para letteratura: gialli, noir, fantasy e in genere di puro intrattenimento, a vantaggio di Opere Letterarie a carattere artistico che contribuiscano ad accrescere nel lettore la capacità d’analisi della realtà; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, di privilegiare le opere a carattere narcotico e sedativo delle inquietudini personali e sociali.

Proposte a lungo termine:

  1. Le Case Editrici dovranno modificare il loro predominante carattere strutturale di cinghia di trasmissione delle filosofie Industriali, Finanziarie, o più distintamente di Individualismo esasperato, a favore di una filosofia indirizzata allo sviluppo intellettuale e morale dell’intera Collettività; dovranno favorire, con i mezzi a loro disposizione, lo sviluppo e la diffusione dell’Educazione civica e di quei Codici Morali di comportamento liberamente discussi, scelti e accettati; in alternativa, la Casa Editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non intende considerare filosofie Collettive e di non accettare Codici Morali di comportamento.
  2. Le Case Editrici dovranno impegnarsi attivamente a denunciare e perseguire ogni comportamento illecito che rientri nel malcostume della raccomandazione e del sollecito. Dovranno dichiarare e segnalare come Comune Reato Morale la pubblicazione avvenuta per ingerenza di autorità politica, amministratore pubblico e privato, scrittore affermato, personaggio famoso della televisione, del cinema e del teatro, docente universitario, eminente personalità religiosa, amico di Famiglie già in possesso di quote azionarie di Case Editrici, o per intercessione di servizi segreti nazionali e internazionali, lobby mafiose, economiche, finanziarie, politiche e culturali, così come tutte le opere pubblicate per perpetrato, occasionale o reiterato, favoritismo sessuale; in alternativa, la Casa editrice ha il diritto di dichiarare per iscritto, con i mezzi che essa ritiene più opportuni, che non intende considerare Comuni Reati Morali le sopraindicate corruzioni.  

I firmatari del Manifesto, intendono proporsi anche come punto di riferimento di ogni tensione, disagio individuale e sociale con riferimento all’argomento specifico. Si rendono aperti nei confronti di esperienze, analisi e consigli da chiunque proposti, e disponibili ad ogni contributo mirato alla modifica o all’arricchimento dei temi del Manifesto stesso. Così come si propongono come fulcro di un più vasto movimento di idee, teso a condizionare in senso Morale e Collettivo ogni aspetto sociale dell’Editoria.

12 dicembre 2007