LA RAGAZZA DELL'EST

                                                                                             
Prima guardo le mie cosce riflesse nella vetrina, poi mi guardo tutta.
Riconosco solo il mio viso, è rimasto identico a quello della foto incorniciata poggiata sul mobile a sei cassetti, in camera di mamma.
Avevo dieci anni, imbronciata portavo  il vestitino rosa, il fiocco tra i capelli biondi.
Sempre gli stessi i capelli e la faccia, solo il mio corpo è diverso.
Mi chiedo quanti uomini, questa notte, si adageranno tra le mie gambe.
Strada sconosciuta, i fari delle auto m'illuminano, sembrano volermi spogliare, non è sufficientemente esplicita la disponibilità con cui mi offro ai vostri occhi?  La nudità non mi rende preda indifesa e senza scampo?
Mi guardate con ironia, so che mi disprezzate, eppure vorreste essere qui, dentro il mio ventre, per  annientarmi, punirmi, uccidermi.
Sono la realtà del peccato, sono l'offerta alla domanda dei buoni padri di famiglia dai doppi menti.
Vi odio e allo stesso tempo mi fate tenerezza, sono qui, non mi vedete? Il mio seno è pronto ad accogliervi per allattarvi.
Non mi scappate, vi osservo con gli occhi socchiusi, chiamo, sorrido, ammicco, saluto con la mano, l'eleganza non vi attrae, lo spacco della mini è abbastanza profondo? La scollatura non lascia intravedere a sufficienza il rosa dei capezzoli?
Sono la noce da schiacciare nella morsa che frantuma.
E allora! Avvicinatevi signori, la bella è qui per voi, dona la sua grazia a chi ha soldi.
Tu che fai ragazzino? Perché mi guardi? Ne hai voglia? Io no, non ne ho voglia anche se devo fingere di averne.
Mi hanno insegnato cos'è la realtà, l'averne sempre voglia, a suon di sberle.
Mentre mi bevevo sudore lacrime e sangue hanno detto che tra due anni, al massimo tre, potrò ritornare a casa mia e ricca, nessuno saprà mai del mestiere che ho fatto, a meno che non lo racconti io, ma a chi vuoi che gliene freghi?
Mi hanno convinta, in fin dei conti che male può fare aprire le gambe a chiunque paghi?
Gli uomini sono come innocui agnelli,  entrano, mugolano, escono.
Potevo vivere i miei giorni a coltivare la terra, sfornare bambini uno dietro l'altro, osservare il mio magnifico ventre piatto perdere ogni forma e dignità? Ma la dignità non si perde anche scopando con un unico uomo?
Che ridere! Un unico uomo, come quello che stava con mamma. Tornava a casa la sera ubriaco, aveva sempre le unghie orlate di una sostanza nera.
Che sarà? Mi chiedevo. Terra e fango o grasso di motore? A me pareva morte.
Egli prendeva mia madre per un braccio, la strattonava, che voleva da lei? Sapevo che dietro la porta chiusa della stanza da letto la notte se la spassava senza pagarla, il giorno dopo non si ricordava quale nome di battesimo portasse la mamma.
Meglio scappare, non pensare all'amore, non bisogna cedere ai suoi ricatti e lusinghe, le mie unghie coperte da una sottile pennellata di smalto, guardate come sono belle e curate, non fatico io a lavare i panni di tutti.
Scendo dall'auto come se fossi una diva, la gonna mi svolazza intorno alle gambe, altri fari illuminano il mio sedere a forma di uovo, così diceva sempre la mamma quando ogni mattina mi lavava: "Hai un sedere perfetto, sembra un uovo, è altrettanto liscio e hai la vita stretta, quando ti crescerà il seno farai perdere la testa agli uomini..."
Questa femmina dal sedere a forma di uovo oggi fa di mestiere la puttana in compagnia di tante altre dai sederi quadrati, lunghi, tondi, magri, grassi.
Penso che la forma del sedere dipenda dalla razza d'appartenenza, si capisce sempre la razza dalle natiche, forse anche dai piedi.
Di qua dalla strada quelle bianche e bionde, dall'altra le "altre" le more, le nere.
Sembriamo due schieramenti in assetto di combattimento, eserciti  in lotta l'uno contro l'altro senza saperne il motivo, ognuno con la propria bandiera sbrindellata.
Bandiera. Mi ricordo come sventolava in tutte le stagioni attaccata sopra la porta della scuola, ci dicevano che  era il simbolo della nostra patria, dell'appartenenza, dell'unione di un popolo.
 Poi che è successo? La bandiera è stata sostituita e io ho deciso di partire. Le frontiere si erano aperte, un gioco passare dall'altra parte, spinti a scappare dalle promesse: un lavoro, tanti soldi, che t'importa del tuo paese, di madre, di padre, dei fratelli, dell'innamoratino che cerca di infilarti le mani sotto la camicetta e portarti tra il grano alto? Nulla conta, solo la tua bellezza, finché dura è il bene prezioso esportabile perché richiesto a gran voce, c'è domanda e tu sei l'offerta.
O sono io la domanda e gli altri sono offerta? La differenza non la ho mai capita, difficile questo concetto economico, non ho studiato abbastanza.
Usarlo il bene veloce della bellezza e della giovinezza? E se non volessi usarlo che mi fate? Bambina non rompere le scatole e batti, sennò la tua testa finisce schiacciata come una noce.
Hai mai sentito il rumore che fa la noce quando viene schiacciata? Non ci si fa caso perché è una noce, ma quando si schiaccia una testa il rumore è molto più forte e ci si fa caso, perché la testa potrebbe essere la tua.
Sono già schiacciata come una noce, non ve ne siete accorti?  In due cercano di montarmi, di farmi tutto quello che alle loro mogli non chiederebbero mai.
Fate fate, accomodatevi, sono la guerriera dell'Est, sono tra le più forti e resistenti, sono brava nell'arte, non ho problemi a soddisfarvi tutti quanti, mi pagherete il doppio, dopo fumerò tranquillamente una sigaretta.
Non fumo per vizio, sto lontana anche dal foro dentro la vena perché ho visto altre ridursi come morte, quelle sono spacciate,  non bevo, solo una sigaretta quando la nottata è lunga e impegnativa.
Che dicevo? Sì guerriero dell'est contrapposto ai guerrieri delle tribù africane dall'altra parte della strada, sulla carreggiata opposta, la linea di confine è uno spartitraffico ricoperto di immondizie.
Che hanno di tanto diverso da me le nere? Nulla, sono buchi nella carne anche loro. A volte sono cattive, lo diventano quando vedono che davanti a me si fermano più auto e io salgo e scendo, salgo di nuovo e scendo. Sanno che il tempo della mia vittoria è vicino, saprò sfruttare i pochi anni della mia bellezza.
Sappiamo tutte che sfioriremo velocemente, perciò meglio affrettarci, più clienti ci facciamo in una notte, prima scapperemo via da qui.
Torneremo vergini a casa, indosseremo un abito che ci coprirà fino alle ginocchia. Sbalordiremo quando scenderemo sorridenti dall'aereo salutate cortesemente dall'hostess che conosce quattro lingue, ma non è pura come noi perché ha un uomo tutto suo che l'aspetta.
Ci sposeremo, sarà gran festa, nessuno ci chiederà dove siamo state, noi non dovremo raccontare nulla, ma avremo la consapevolezza di non essere donne comuni, siamo state combattenti.
Fa freddo questa notte, il corto impermeabile non è sufficiente a riparare dalla pioggia, non c'è pietà nelle auto, continuano ad illuminarmi, mi spogliano, occhieggiano dentro le mutandine, salgono rapaci la scollatura, mi strappano dalla testa i capelli umidi, non si fermano, ridono passando oltre.
Non vi piaccio più? Vi punto il dito contro per ammonirvi, non sapete che qui c'è una bocca che porta in paradiso? Non sapete, qui ci sono due mani che con le loro carezze fanno urlare. Non vi accorgete che il mio viso eccita? E' quello imbronciato di quando avevo dieci anni, che sta nella foto incorniciata, il mio broncio è rimasto impigliato là dentro.
Rido, mi guardo riflessa nella vetrina, la pioggia continua a scendere, non smette, durerà fino a domani.
Domani esausta, le ossa a pezzi, entrerò nel mio letto di vergine.
I pensieri continuano a vagare, su e giù su e giù, come i miei passi.
Guerriero, recluta, sentinella, soldato, coscritto, milite, partigiano, resistente, resistenza.
Resistenza.
Quanto durerà ancora questa guerra, con il fango di trincea che mi fa da guanciale?